Parmigiano Reggiano conquista il mondo: export in crescita, ma calano i consumi in Italia

di Fabiola Landa

Il Parmigiano Reggiano Dop si distingue come un emblema della gastronomia italiana, presente non solo sulle tavole nazionali, ma anche nei ristoranti di Londra e New York. Nel 2025, questo formaggio ha raggiunto un importante traguardo, con oltre il 50% delle vendite realizzate all’estero. Questo risultato è accompagnato da un incremento nella produzione e nelle esportazioni, mentre il mercato italiano ha mostrato segni di contrazione.

I dati forniti dal Consorzio del Parmigiano Reggiano indicano un fatturato al consumo di 3,96 miliardi di euro, con le vendite internazionali che hanno toccato il 50,5%. Questi risultati sono stati presentati il 15 marzo 2026 presso il Palazzo Giureconsulti di Milano, durante la conferenza annuale dedicata all’analisi del mercato della Dop. La situazione attuale evidenzia un mercato diviso, con una forte domanda internazionale e un rallentamento degli acquisti in Italia.

Flessione dei consumi in Italia

Nel 2025, la produzione totale di Parmigiano Reggiano ha raggiunto 4,19 milioni di forme, segnando un incremento del 2,7% rispetto all’anno precedente. Le quotazioni all’origine hanno mostrato un trend positivo: il prezzo medio annuale del Parmigiano Reggiano stagionato 12 mesi si è attestato a 13,22 euro al chilogrammo, mentre quello per il 24 mesi ha raggiunto 15,59 euro al chilogrammo. Secondo il Consorzio, l’aumento dei prezzi ha influenzato le modalità di acquisto, spingendo i consumatori a privilegiare la qualità e l’occasione di consumo, riducendo gli acquisti impulsivi. Nonostante ciò, la base di consumatori è rimasta stabile, mantenendo un valore complessivo significativo. Tuttavia, il mercato italiano ha registrato una diminuzione del 10%.

Le aree di produzione continuano a essere quelle tradizionali, con Parma al primo posto per volumi, seguita da Reggio Emilia, Modena, Mantova e Bologna. Questi territori non solo producono il Parmigiano Reggiano, ma lo considerano parte integrante della loro cultura e paesaggio alimentare. Nel complesso, la quota del mercato italiano si attesta al 49,5%.

Crescita delle esportazioni

Nel 2025, le esportazioni di Parmigiano Reggiano hanno raggiunto circa 74.980 tonnellate, con un aumento del 2,7% e una crescita più accentuata nei mercati extra-Unione Europea, pari al 4,2%. Tra i Paesi che hanno registrato le migliori performance si annoverano il Regno Unito, il Canada e la Svezia. Gli Stati Uniti si confermano come il principale mercato estero per il Parmigiano Reggiano, con un incremento dei volumi nel 2025, sebbene il contesto commerciale rimanga incerto a causa di fattori politici.

Negli Stati Uniti, i dazi sulle importazioni hanno raggiunto complessivamente il 25%, con la possibilità di ulteriori modifiche. Questa situazione sta influenzando le decisioni di acquisto degli importatori, rappresentando un aspetto da monitorare attentamente nel 2026.

Distribuzione e promozione del turismo gastronomico

Per quanto riguarda i canali di vendita, la grande distribuzione rimane il principale punto di accesso, coprendo il 65,5% delle vendite. Tuttavia, il Parmigiano Reggiano continua a giocare un ruolo importante anche nella ristorazione e nell’industria alimentare, con una quota del 17,3%, dimostrando così la sua versatilità in cucina, dalle preparazioni quotidiane ai piatti più sofisticati.

Durante la presentazione dei dati, è stato annunciato un nuovo progetto volto a promuovere il turismo legato alla filiera del Parmigiano Reggiano. Questo progetto intende trasformare i caseifici in vere e proprie mete gastronomiche, dove i visitatori possono assistere alla lavorazione, degustare diverse stagionature e scoprire il legame tra prodotto e territorio. L’obiettivo è aumentare il numero di visitatori interessati alla produzione della Dop, passando da circa 85mila a 300mila entro il 2029.

I dati del 2025 confermano il consolidamento internazionale del Parmigiano Reggiano e un ruolo sempre più rilevante dell’export nello sviluppo della filiera, mentre il mercato italiano affronta una fase di riduzione dei volumi di acquisto.