Il ritorno dell’Amarone Famiglia Farina: l’equilibrista della Valpolicella

di Luana Falcetta

Un’immagine che rappresenta perfettamente l’Amarone della Valpolicella Classico DOCG Famiglia Farina è quella di un funambolo. Non per l’instabilità che potrebbe suggerire, ma per il delicato equilibrio delle forze che deve mantenere. Immaginate un corpo che avanza su un filo, sostenuto da un’asta, dove ogni movimento è una compensazione affinché nessuna forza prevalga sull’altra. Questo bilanciamento si traduce in un approccio innovativo all’amarone. Non si tratta più di un vino che cerca stabilità attraverso peso e concentrazione, ma di una struttura che si sostiene su tensione, distribuzione delle masse e precisione. Si presenta come un amarone che, pur rimanendo fedele alla sua essenza, cambia postura: meno raccolto su sé stesso, più disteso e progressivo nella fase gustativa. Qui, struttura, acidità, tannino e residuo zuccherino non sono più semplici componenti che si sommano, ma forze che si distribuiscono. Se una di queste prevale, l’equilibrio del sistema viene compromesso. Con “Famiglia Farina”, l’obiettivo è proprio quello di redistribuire queste masse, spostando l’attenzione dalla sola concentrazione verso una stabilità dinamica.

La storia della famiglia Farina

La storia della famiglia Farina si sviluppa seguendo lo stesso principio di equilibrio. Le radici affondano agli inizi del Novecento, con un passato mezzadrile e una crescita costante che ha portato alla quarta generazione attuale di Farina Wines, rappresentata dai cugini Elena e Claudio Farina. Oggi, Farina Wines, una delle realtà storiche della Valpolicella Classica, gestisce circa 70 ettari vitati, distribuiti nelle principali vallate della denominazione, tra aree fresche e zone più calde, un aspetto cruciale nella definizione dello stile.

La dimensione familiare non è solo un dato anagrafico, ma un vero e proprio modello operativo: ben 60 ettari appartengono a conferitori storici, coinvolti attivamente nella filiera. Questa collaborazione consente di lavorare su una varietà di situazioni pedoclimatiche e, in termini enologici, di gestire meglio le annate, specialmente quelle più complesse. La produzione supera 1,3 milioni di bottiglie all’anno, con una distribuzione che vede circa il 60% destinato ai mercati esteri – Canada, Stati Uniti, Nord Europa – e il restante 40% al mercato italiano. Negli ultimi anni, l’azienda ha investito significativamente sia sul piano produttivo sia sull’accoglienza, mantenendo una linea chiara: vini che puntano su sapidità, freschezza e bevibilità, anche nelle tipologie più strutturate. L’amarone rappresenta il banco di prova più evidente di questa impostazione.

Il 2015 e la rilettura del 1968

Il progetto dell’Amarone della Valpolicella DOCG Classico Famiglia Farina è ufficialmente nato nel 2015, con un chiaro riferimento alla versione prodotta nel 1968, anno di riconoscimento della denominazione di origine. Non si tratta di replicare un vino del passato né di un’operazione nostalgica, ma di un’interpretazione tecnica: recuperare alcuni principi stilistici – secchezza, minore estrazione, centralità del frutto – e reinterpretarli con strumenti moderni. Il risultato è un amarone costruito su un uvaggio classico – 70% corvina, e 10% a testa tra corvinone, rondinella e molinara – con quest’ultima, pur non più obbligatoria, mantenuta per il suo contributo in termini di sapidità e slancio. L’appassimento è lungo, ma senza forzature; la vinificazione evita eccessi estrattivi. Il percorso di affinamento combina botti grandi di rovere di Slavonia e passaggi in cemento, nei cosiddetti Tulipe, contenitori che permettono una micro-ossigenazione controllata senza cedere aromi, mantenendo il vino aperto senza aggiungere peso. L’obiettivo è preservare il frutto e proporre una linea gustativa più tesa.

Le leve dell’amarone “Famiglia Farina”

Il fulcro di questo amarone è la gestione dei suoi elementi portanti. Non è il peso a fare la differenza, ma l’equilibrio. Le leve principali sono tre: struttura, acidità e tessitura tannica, a cui si aggiunge il ruolo del residuo zuccherino. La struttura non viene negata, ma alleggerita nella percezione attraverso una minore estrazione e una gestione attenta della maturazione fenolica, evitando la sensazione di massa compatta che spesso caratterizza la tipologia, rendendo il vino più leggibile nel suo sviluppo. L’acidità gioca un ruolo cruciale: non come elemento isolato, ma come asse che sostiene il sorso e ne regola la progressione, mantenendo la direzione ed evitando che la componente alcolica e quella estrattiva prendano il sopravvento. Il tannino lavora in modo meno evidente: non emerge come rigidità, ma come struttura di supporto che contribuisce alla tenuta complessiva. È una presenza costante, che accompagna il sorso e lo mantiene attivo senza appesantirlo. Il residuo zuccherino è l’elemento più delicato. Qui non viene utilizzato per stabilizzare il sistema attraverso la rotondità, ma come micro-regolazione: i pochi grammi presenti – generalmente intorno ai 3-4 grammi per litro – sostengono profondità e capacità evolutiva. In questo contesto, la dolcezza percepita è minima, mentre resta evidente la secchezza del finale. Infine, l’appassimento non è una leva autonoma, ma una forza che agisce su tutte le altre: se spinto eccessivamente, aumenta la massa e riduce la reattività; se gestito con attenzione, contribuisce alla complessità senza compromettere l’equilibrio. Il risultato è un amarone che non rimane statico: si muove, si aggiusta, cerca continuamente il proprio punto di equilibrio. È una stabilità attiva, non statica. Questo approccio consente anche una maggiore aderenza all’annata, poiché il vino non viene “coperto” da una stilistica precostituita.

Sei annate a confronto

La verticale dell’Amarone della Valpolicella Classico DOCG Famiglia Farina dal 2015 al 2021 evidenzia chiaramente questo aspetto: il profilo climatico incide direttamente sul risultato nel bicchiere. Nonostante l’appassimento e la vinificazione, le differenze rimangono percepibili sia sul piano aromatico sia su quello gustativo, pur confermando una coerenza stilistica nella gestione controllata della materia, che consente al vino di svilupparsi senza perdere tensione.

2015 – Un’annata calda e solare, restituisce un profilo più ampio. Il vino tende naturalmente ad allargarsi, con note di ciliegia sotto spirito, agrume candito e una componente eterea che si apre su richiami mentolati e di cioccolato. La maturità è evidente, la materia presente. Qui il lavoro delle leve emerge: acidità e tannino riportano il vino sul filo, evitando la staticità, con un finale asciutto che ne definisce il carattere.

2016 – Cambia registro: annata più equilibrata, con maturazioni regolari, che porta maggiore precisione. Il profilo aromatico si muove su toni di sottobosco, mineralità e frutto meno maturo. La freschezza guida il sorso, accompagnata da una tessitura glicerica che affiora col tempo senza mai diventare dominante.

2017 – Segnata da siccità e temperature elevate, restituisce un vino più teso e introduce un elemento di maggiore energia. Il naso si orienta verso note balsamiche e saline, con richiami al guscio d’ostrica e al tabacco. In bocca la dinamica è più nervosa, con una spinta acida e tannica che sostiene il sorso e ne accentua la verticalità. Il passaggio al tappo tecnico e l’introduzione sistematica del cemento accentuano pulizia e luminosità.

2018 – Annata più variabile ma complessivamente equilibrata: qui il fruttato è più evidente (piccoli frutti di bosco e rovo) e una componente succosa rende il vino più accessibile. La struttura è meno marcata, ma la tensione resta, grazie al lavoro del tannino che sostiene la freschezza senza irrigidire il sorso. Rimanda al lato più disteso e immediato dell’amarone.

2020 – Segnata da un andamento irregolare, si presenta ancora in fase di definizione. Il tannino deve integrarsi pienamente; la struttura è più marcata, ma la componente acida mantiene il vino in equilibrio. È un’annata che evidenzia la capacità di adattamento della cantina alle condizioni climatiche: un amarone ancora alla ricerca del proprio centro di gravità permanente.

2021 – Annata considerata ottima sotto molti profili: mostra già una buona definizione pur nella giovinezza. Il profilo aromatico è centrato sull’amarena, con maggiore precisione olfattiva. In bocca è dinamico, con spinta acida evidente e una struttura che lascia intravedere una chiara direzione evolutiva nei prossimi anni.

Questa sequenza non è solo un confronto tra annate, ma dimostra una direzione: un amarone che cammina su un filo teso, sostenuto da un sistema di forze in continuo aggiustamento, dove ogni vendemmia sposta leggermente il baricentro senza compromettere la stabilità dell’insieme.