Teranum 2026: Ivana Capraro guida la degustazione del Terrano del Carso tra passato e futuro

di Luana Falcetta

Nel 2026, Trieste ha ospitato un evento di rilevanza significativa nel settore vitivinicolo: la degustazione intitolata “Tracce del tempo: quattro vignaioli, due epoche”. Questo incontro, parte della 19ª edizione di Teranum e i Vini Rossi del Carso, si è tenuto presso il DoubleTree by Hilton. L’evento ha messo in luce l’importanza dell’identità vitivinicola, sottolineando il legame profondo con il territorio, nonostante la partecipazione non fosse massiccia.

Il significato del terrano e dei vini rossi del carso

Durante Teranum 2026, il presidente dell’Associazione Viticoltori del Carso, Matej Skerlj, ha enfatizzato l’urgenza di valorizzare i vitigni autoctoni e il loro legame con la tradizione agricola della regione. Skerlj ha dichiarato: «Promuovere i vini rossi del Carso significa rafforzare la consapevolezza del valore del nostro patrimonio vitivinicolo». Il refosco, da cui derivano il Terrano e il Refosco, è stato identificato come un elemento cruciale dell’identità locale.

In un contesto di cambiamenti nel mercato globale del vino, Skerlj ha delineato una strategia chiara: privilegiare la qualità rispetto alla quantità. Ha affermato: «Crediamo che l’autoctono e il legame autentico con il territorio rappresentino la via maestra da seguire». Secondo Skerlj, le degustazioni guidate sono essenziali per dimostrare l’evoluzione e il valore dei rossi del Carso.

Ridefinire l’identità vitivinicola del friuli venezia giulia

Durante l’evento, è emersa l’esigenza di ridefinire l’identità vitivinicola della regione. Skerlj ha suggerito una collaborazione con i territori del Collio e dei Colli Orientali, con l’obiettivo di creare una piramide qualitativa che possa valorizzare le specificità di ciascuna area. L’intento è quello di rafforzare la distinzione territoriale, portando a una possibile uscita dalle grandi denominazioni generali, per dare maggiore riconoscibilità alle diverse zone di produzione.

Il messaggio di ivana capraro

La degustazione è stata guidata da Ivana Capraro, Michelin Sommelier Award, che ha aperto l’incontro con una frase evocativa: “Prima del Terrano c’è la Bora. Un vento che non accarezza. Strappa, asciuga, seleziona. E quello che resta… diventa vino”. Questa introduzione ha dato il via a un racconto che ha esplorato terra, vento e roccia, elementi distintivi del Carso. Il Terrano è stato descritto come un vitigno complesso e resistente, capace di esprimere tensione, acidità e profondità.

Un approccio innovativo alla degustazione

La degustazione ha seguito un formato innovativo, presentando per ogni produttore prima l’annata più vecchia e poi quella più giovane. Questo metodo ha permesso di analizzare il vino attraverso la sua evoluzione. I produttori coinvolti sono stati:

  • Bajta – 2013 / 2023
  • Budin – 2016 / 2023
  • Vina Tauzher – 2015 / 2021
  • Škerk – 2011 / 2021

Questo percorso ha raccontato come il Terrano possa attraversare il tempo mantenendo la propria identità e carattere.

Contrasti tra annate: bajta e budin

Il confronto tra le annate di Bajta ha rivelato due facce opposte: il 2013 si è presentato fresco e austero, con una marcata acidità e tannini ruvidi, mentre il 2023 ha mostrato un profilo più equilibrato e fruttato. Per quanto riguarda Budin, il 2016 si è rivelato un Terrano didattico, verticale e territoriale, mentre il 2023 ha offerto un profilo più aperto e rotondo, dimostrando la capacità del vitigno di adattarsi senza perdere la propria essenza.

Valore delle piccole produzioni

La degustazione ha messo in evidenza l’importanza delle piccole realtà artigianali del Carso. Vina Tauzher, con una produzione limitata nel cuore del Carso sloveno, ha presentato due interpretazioni distinte: il 2015, equilibrato e maturo, e il 2021, più teso e vibrante. Questo esempio di viticoltura naturale si lega profondamente alla terra rossa e al calcare, elementi distintivi del territorio.

La potenza ed eleganza di škerk

Il finale della degustazione è stato affidato ai vini di Sandi Škerk, uno dei nomi più noti del Carso. Il Terrano 2011 si è distinto come un vino maturo, lungo e sapido, capace di unire potenza ed eleganza. Il 2021, invece, è ancora in fase di sviluppo, una promessa che richiede tempo per esprimere il suo potenziale.

Il carso come laboratorio di identità

La degustazione ha segnato l’apertura ufficiale della 19ª edizione di Teranum, un evento che si conferma come punto di riferimento per i vini rossi del Carso. Più di una semplice rassegna, Teranum si afferma come un laboratorio di identità territoriale, dove il vino diventa un mezzo per raccontare storie e accrescere la consapevolezza. In un contesto di mercato sempre più globalizzato, il Carso ribadisce la sua strada: meno omologazione e maggiore carattere.