Il Carnevale più bello d’Italia nasce dal basso, non dai palchi: ecco dove succede davvero

di Luana Falcetta

Succede a Ivrea, in Piemonte, ed è uno dei pochi Carnevali italiani che non si guarda: si vive, si subisce, si attraversa.

A Ivrea il Carnevale nasce dal basso: niente palchi, solo persone, storia e una battaglia che coinvolge tutta la città.

Quando si parla del Carnevale più bello d’Italia, spesso si pensa a grandi carri, sfilate ordinate, tribune e dirette televisive. A Ivrea, invece, il Carnevale segue un’altra logica. Qui non esiste una separazione netta tra chi partecipa e chi osserva. La festa invade la città, entra nei quartieri, coinvolge residenti e visitatori nello stesso modo. È per questo che il Carnevale Storico di Ivrea viene considerato da molti il più autentico del Paese: perché nasce dal basso, dalle persone, e non da un palco.

Ivrea e il suo Carnevale: una festa che appartiene alla città

A Ivrea il Carnevale non è un evento calato dall’alto. È una tradizione che la città porta avanti da secoli e che ogni anno si rinnova con le stesse regole non scritte. La celebre Battaglia delle Arance non è uno spettacolo coreografato, ma un rito collettivo che coinvolge interi rioni. Chi scende in strada lo fa consapevole di entrare dentro qualcosa di più grande, che ha un significato storico e simbolico preciso.

La città viene divisa in squadre, ognuna con una propria identità. Le arance volano davvero, senza filtri, senza recinzioni protettive pensate per lo spettacolo. Chi osserva deve proteggersi, indossare il berretto frigio, segno di chi non combatte ma accetta comunque di stare dentro la festa. È un Carnevale fisico, intenso, a tratti duro, che non cerca di essere accomodante.

Non ci sono palchi perché non servono. Le strade sono il centro di tutto. Le piazze diventano teatro naturale, ma senza regia. Ogni angolo della città può trasformarsi in un punto di incontro, di scontro, di racconto. Questo rende il Carnevale di Ivrea ogni anno diverso, imprevedibile, reale.

La partecipazione non è mai passiva. Anche chi arriva da fuori viene rapidamente coinvolto, costretto a prendere posizione, a capire le regole sul momento. Ed è proprio questa immersione totale a rendere l’esperienza così forte e memorabile.

Perché a Ivrea il Carnevale rifiuta i palchi e resta autentico

Il Carnevale di Ivrea nasce da una storia di ribellione popolare. La leggenda della Mugnaia, simbolo della rivolta contro il potere, è ancora oggi il cuore narrativo della festa. Questo significa che il Carnevale non può essere trasformato in uno spettacolo distante, perché perderebbe il suo senso originario. Qui il Carnevale è rovesciamento dell’ordine, non rappresentazione.

Salire su un palco significherebbe separarsi dalla comunità. Creare un centro e una periferia. A Ivrea, invece, tutto resta orizzontale. La festa appartiene a chi la vive, non a chi la organizza. Anche l’organizzazione, infatti, è profondamente legata ai rioni e alle associazioni storiche locali.

Questo Carnevale divide, e non cerca di piacere a tutti. C’è chi lo trova eccessivo, caotico, persino scomodo. Ma è proprio questa sua natura a renderlo unico. Non è addomesticato, non è pensato per essere “venduto” facilmente. È una festa che resiste perché non si è mai piegata alle logiche dell’intrattenimento puro.

Quando il Carnevale finisce, Ivrea torna lentamente alla normalità. Le strade vengono pulite, le arance spariscono, ma resta una sensazione diffusa: quella di aver partecipato a qualcosa di vero. Ed è per questo che, anno dopo anno, il Carnevale di Ivrea continua a essere considerato il più bello d’Italia. Perché nasce dal basso, non dai palchi, e perché non smette mai di appartenere alle persone.