Vini delle Abbazie di Proposta Vini: cinque etichette da scoprire tra Italia, Francia e Slovenia
In breve
- Chi: monaci e monache
- Cosa: produzione di vini
- Dove: monasteri
- Quando: dopo la caduta dell’impero romano
- Perché: preservare vitigni e pratiche produttive
I vini dei monasteri rappresentano un patrimonio culturale e enologico che affonda le radici in una tradizione secolare, frutto dell’impegno di monaci e monache. Questi religiosi, nel corso dei secoli, hanno custodito vitigni autoctoni e affinato tecniche di vinificazione, garantendo così la continuità della viticoltura anche nei periodi più difficili. Questa tradizione ha permesso di mantenere un legame profondo con i territori e le loro specificità.
Dopo la caduta dell’impero romano
Dopo la caduta dell’Impero Romano, la coltivazione della vite subì un significativo ridimensionamento. In questo contesto, i monasteri si rivelarono fondamentali per la sopravvivenza della viticoltura. Le comunità religiose non solo conservarono le pratiche vitivinicole esistenti, ma introdussero innovazioni come il filare indipendente, migliorando le tecniche di coltivazione e iniziando a utilizzare gli innesti. Questi cambiamenti hanno avuto un impatto decisivo nello sviluppo del settore vitivinicolo.
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Il vino e la spiritualità
Il vino, per i monaci, non era solo un prodotto agricolo, ma un simbolo intriso di significato. Era associato al sangue di Cristo, al sacrificio e alla redenzione, conferendo alla viticoltura nei monasteri una dimensione che unisce la pratica agricola alla riflessione spirituale. Questo connubio di elementi continua a caratterizzare le produzioni vinicole monastiche anche ai giorni nostri.
Tradizione vinicola contemporanea
La tradizione vinicola dei monasteri si è evoluta, giungendo fino alla viticoltura contemporanea. I vini delle abbazie raccontano storie, metodi e territori che si intrecciano attraverso i secoli, mantenendo una coerenza rara nel panorama produttivo attuale.
Il progetto Vini delle Abbazie di Proposta Vini si propone di mettere in luce il lavoro vitivinicolo svolto da frati e suore. Questo impegno ha contribuito a preservare vitigni e a sviluppare pratiche produttive che hanno lasciato un segno indelebile nella storia del vino. Proposta Vini è stata tra le prime realtà a riconoscere il valore di queste produzioni, investendo nella selezione e tutela di etichette che raccontano un patrimonio ampio e stratificato.
Le etichette selezionate
Il progetto riunisce diverse realtà, ognuna con la propria storia e geografia, unite da un approccio comune alla coltivazione della vite. Abbazie e monasteri dove il lavoro agricolo si intreccia con la vita quotidiana delle comunità, producendo vini che riflettono questa relazione unica.
Tra le etichette selezionate c’è il Coteaux d’Aix Rosé Exsulta dell’Abbaye Notre Dame de Fidélité. Situata nei pressi di Aix-en-Provence, questa abbazia si estende su sette ettari coltivati da una comunità di monache benedettine dal 1967. Il vino, prodotto dalla vendemmia del 2020, è un blend di Granache, Caladoc e Clairette. Presenta un colore rosa tenue e aromi di agrumi, frutta rossa e spezie leggere, mentre il sorso risulta rotondo e setoso. Si sposa bene con piatti leggeri come torte salate a base di verdure. Il prezzo in enoteca parte da 20 euro.
Vini dalla toscana e dai colli euganei
Passando dalla Provenza alla Toscana, troviamo il Grance Senesi Coenobium dell’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, situata sulle colline delle Crete Senesi. Con otto ettari vitati, è tra le poche realtà a produrre la denominazione Le Grance. Questo vino è un blend di Sangiovese e Merlot, affinato in botti di rovere per sei mesi. Il risultato è un rosso rubino intenso con sentori di frutta matura e una struttura equilibrata, perfetto per accompagnare piatti di carne, come l’agnello arrosto. Il prezzo in enoteca è a partire da 15 euro.
Sui Colli Euganei, l’Abbazia di Praglia produce l’Extra Brut Te Deum M.C., uno spumante realizzato con Raboso Piave e affinato sui lieviti per 45 mesi. Il vino, di origine vulcanica, si presenta con un colore giallo ambrato e un perlage fine. Al naso si percepiscono note di arancia candita, mentre al palato emerge una componente sapida ben definita. Si adatta perfettamente all’aperitivo e ad antipasti di pesce, con un prezzo in enoteca a partire da 23 euro.
Tradizione vinicola in alto adige e slovenia
A Bolzano, la realtà di Muri-Gries ha radici che risalgono al 1845, anno in cui un gruppo di monaci benedettini provenienti da Muri, in Svizzera, iniziò la produzione vinicola nei vigneti della tenuta. Il Lagrein di Muri-Gries si presenta con un colore rosso rubino intenso e un profilo aromatico che richiama violetta, cioccolato e prugna matura. La sua struttura è piena e avvolgente, ideale per piatti di cacciagione o carne grigliata, con un prezzo in enoteca a partire da 15 euro.
Infine, in Slovenia, il Furmint Brut M.C. di Stift Admont Jerenina racconta una tradizione che risale al 1130, quando l’Abbazia di Admont acquisì il maso di Jerenina, dedicato alla viticoltura. Questo vino, realizzato con il vitigno autoctono Furmint, presenta un colore giallo dorato chiaro e un perlage fine. Al naso emergono note di mela verde e fiori bianchi, mentre al palato si sviluppano sentori di crosta di pane e nocciole tostate. Si presta per l’aperitivo e si abbina bene a uova e verdure, con un prezzo in enoteca a partire da 35 euro.
Queste etichette non solo rappresentano un modo di lavorare la vite che attraversa i secoli, ma continuano a dialogare con il presente, raccontando storie di territori e tradizioni che oggi trovano nuova attenzione anche al di fuori degli ambienti specialistici.
